L'apice dell'abisso di 'sto mese

mercoledì, giugno 04, 2014

prigionia

Seduto attendo.
Le braccia torte indietro e cinte dal ferro mandano piccole scosse elettriche di informazioni al mio cervello. Dolore, dolore. Dicono.
Il cervello elabora e dopo qualche ora decide di non ascoltare più e dimenticare. Finge che non ci siano più braccia o polsi legati. Annega ogni ulteriore stimolo in un formicolio bianco e piatto.
Le gambe, ugualmente legate, non soffrono allo stesso modo e rimangono lì, inerti e inutili. Anni di televisione le hanno abituate a stare in attesa. Della fame dello stomaco, di solito. O delle impellenze della vescica. Adesso se ne stanno quiete, pacate, ignorando la fame e accogliendo un tepore improvviso elargito da valvole idrauliche sfinite. Plic, plic.
La testa ciondola. Appoggia il mento sul petto e lascia i capelli ad ondeggiare agli spifferi che arrivano da dietro una tenda. Avanti, indietro. La testa se ne resta tranquilla. Ha avuto i suoi momenti di agitazione ma li ha soffocati in fretta. Ha sognato rivalse ma a che pro? Un muro ho davanti. Ed è tanto spesso ed alto e ampio che non può essere superato. E allora la testa mi dice tranquillo. Io ciondolo. In attesa.

Da in fondo alla sala ferro arrugginito cigola. Scarpe pesanti mi avvisano che l'attesa è finita.

Sia quel che sia, basta che sia libertà.

martedì, giugno 03, 2014

Battaglia per la terra

Non te la lascerò questa terra, non ti ci lascerò mettere le mani sopra e stuprarla e profanarla.
Non te la lascerò questa terra, lotterò e verserò sudore su di essa, verserò sangue e verserò vomito e budella e piscio di soldati spaventati.
Perché non te la lascerò questa terra.
Non ti lascerò il mio cimitero.

se volassi peserei meno

senza nessuna gravità lasciarsi cadere verso l'alto, lasciare la terra, lasciare i suoi odori e i suoni e cadere  e cadere a capofitto nelle nuvole nelle tempeste verso le stelle verso un cielo azzurro e poi nero e poi pieno di luci e poi puff...

giovedì, maggio 29, 2014

mercoledì, maggio 28, 2014

vomito innarrestabile

Sento una desolazione dell'anima che mi schianta. Ed ho il fiatone solo per questo pensiero.
Qui non è più pigrizia, non è più stanchezza, questa è apoptosi della mente. Molecola dopo molecola il mio cervello si decompone e sedimenta escrementi sul fondo del mio cranio. Non mi spiego altrimenti il tanfo continuo dei miei pensieri, l'assoluta staticità di questi e quel sapore stantio che arriva ad ogni colpo di tosse.
È merda e merda e merda.
E te la vomito addosso.