Una spada fiammeggiante ha trafitto Satana.
Ma lui ride e ride e il mio cuore vacilla.
L'apice dell'abisso di 'sto mese
lunedì, giugno 09, 2014
ti guardo mentre squadri il mio cappello di piume sgargianti
non puoi credere che cammini il tuo stesso mondo, la tua strada
così mi mostro e sfido i tuoi occhi e quello che sta dietro di loro
e più lo vedo crescere e più sento il dovere di lottare
e più combatto e più mi trascini nel torto
e alla tua violenza rispondo con violenza
e ho torto ora
fuga
Ripeto nella mia mente quello che accadrà:
- clic della penna con cui vorrebbero firmassi una falsa confessione;
- scatto verso la guardia di destra che mi tiene sottotiro e gliela pianto nell'occhio;
- afferro al volo la sua pistola e freddo la seconda guardia mentre scarto verso il basso per evitare i colpi che probabilmente riuscirà a sparare;
- rotolo a lato della scrivania finché non ho la visuale del cazzo di Direttore della prigione e gli pianto una pallottola in fronte;
- uso la guardia che ho accecato come scudo per uscire dalla stanza e vado dritto verso la rimessa;
- prendo un'auto e sgommo via mirando al Messico.
Ok, sono pronto.
Un respiro. Annullo i loro insulti dalle mie orecchie. Un respiro.
Clic. Scatto. Un lampo bianco. E poi un fuoco ardente che mi trapassa il cervello ed un boato.
Ma sono già a terra e non sento né vedo alcunché.
mercoledì, giugno 04, 2014
labirinto
Proseguo dritto fino al bivio. Destra o sinistra, piace o non piace. Decidi.
Decido. Imbocco, percorro, perlustro e infine proseguo fino al prossimo bivio. Destra o sinistra, piace o non piace. Decidi.
Decido. Cerco il centro, il senso, il significato. Cerco una spiegazione, un arrivo. Cerco me. Un bivio. Destra o sinistra, piace o non piace. Decidi.
Decido. Imbocco, percorro, perlustro e ritrovo il solito bivio. Destra o sinistra, piace o non piace. Decidi.
Decido. Ritrovo il solito bivio. Ritrovo il solito bivio. Ritrovo il solito bivio. Destra o sinistra, piace o non piace. Decidi.
Decido. Mi siedo.
Decido. Imbocco, percorro, perlustro e infine proseguo fino al prossimo bivio. Destra o sinistra, piace o non piace. Decidi.
Decido. Cerco il centro, il senso, il significato. Cerco una spiegazione, un arrivo. Cerco me. Un bivio. Destra o sinistra, piace o non piace. Decidi.
Decido. Imbocco, percorro, perlustro e ritrovo il solito bivio. Destra o sinistra, piace o non piace. Decidi.
Decido. Ritrovo il solito bivio. Ritrovo il solito bivio. Ritrovo il solito bivio. Destra o sinistra, piace o non piace. Decidi.
Decido. Mi siedo.
prigionia
Seduto attendo.
Le braccia torte indietro e cinte dal ferro mandano piccole scosse elettriche di informazioni al mio cervello. Dolore, dolore. Dicono.
Il cervello elabora e dopo qualche ora decide di non ascoltare più e dimenticare. Finge che non ci siano più braccia o polsi legati. Annega ogni ulteriore stimolo in un formicolio bianco e piatto.
Le gambe, ugualmente legate, non soffrono allo stesso modo e rimangono lì, inerti e inutili. Anni di televisione le hanno abituate a stare in attesa. Della fame dello stomaco, di solito. O delle impellenze della vescica. Adesso se ne stanno quiete, pacate, ignorando la fame e accogliendo un tepore improvviso elargito da valvole idrauliche sfinite. Plic, plic.
La testa ciondola. Appoggia il mento sul petto e lascia i capelli ad ondeggiare agli spifferi che arrivano da dietro una tenda. Avanti, indietro. La testa se ne resta tranquilla. Ha avuto i suoi momenti di agitazione ma li ha soffocati in fretta. Ha sognato rivalse ma a che pro? Un muro ho davanti. Ed è tanto spesso ed alto e ampio che non può essere superato. E allora la testa mi dice tranquillo. Io ciondolo. In attesa.
Da in fondo alla sala ferro arrugginito cigola. Scarpe pesanti mi avvisano che l'attesa è finita.
Sia quel che sia, basta che sia libertà.
Le braccia torte indietro e cinte dal ferro mandano piccole scosse elettriche di informazioni al mio cervello. Dolore, dolore. Dicono.
Il cervello elabora e dopo qualche ora decide di non ascoltare più e dimenticare. Finge che non ci siano più braccia o polsi legati. Annega ogni ulteriore stimolo in un formicolio bianco e piatto.
Le gambe, ugualmente legate, non soffrono allo stesso modo e rimangono lì, inerti e inutili. Anni di televisione le hanno abituate a stare in attesa. Della fame dello stomaco, di solito. O delle impellenze della vescica. Adesso se ne stanno quiete, pacate, ignorando la fame e accogliendo un tepore improvviso elargito da valvole idrauliche sfinite. Plic, plic.
La testa ciondola. Appoggia il mento sul petto e lascia i capelli ad ondeggiare agli spifferi che arrivano da dietro una tenda. Avanti, indietro. La testa se ne resta tranquilla. Ha avuto i suoi momenti di agitazione ma li ha soffocati in fretta. Ha sognato rivalse ma a che pro? Un muro ho davanti. Ed è tanto spesso ed alto e ampio che non può essere superato. E allora la testa mi dice tranquillo. Io ciondolo. In attesa.
Da in fondo alla sala ferro arrugginito cigola. Scarpe pesanti mi avvisano che l'attesa è finita.
Sia quel che sia, basta che sia libertà.
martedì, giugno 03, 2014
Battaglia per la terra
Non te la lascerò questa terra, non ti ci lascerò mettere le mani sopra e stuprarla e profanarla.
Non te la lascerò questa terra, lotterò e verserò sudore su di essa, verserò sangue e verserò vomito e budella e piscio di soldati spaventati.
Perché non te la lascerò questa terra.
Non ti lascerò il mio cimitero.
Non te la lascerò questa terra, lotterò e verserò sudore su di essa, verserò sangue e verserò vomito e budella e piscio di soldati spaventati.
Perché non te la lascerò questa terra.
Non ti lascerò il mio cimitero.
se volassi peserei meno
senza nessuna gravità lasciarsi cadere verso l'alto, lasciare la terra, lasciare i suoi odori e i suoni e cadere e cadere a capofitto nelle nuvole nelle tempeste verso le stelle verso un cielo azzurro e poi nero e poi pieno di luci e poi puff...
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